Nel 2003 nasce a Vigevano una rassegna culturale che avrebbe lasciato il segno, intrecciando letteratura, filosofia, arte, religione e psicologia attorno a un tema diverso ogni anno. In occasione di un nuovo ciclo, abbiamo voluto fare un passo indietro per raccontarne la genesi e l’evoluzione attraverso le parole di chi per primo l’ha immaginata.
Come e quando nasce l’idea della rassegna?
L’idea nasce nel 2003, ispirata dal successo del Festival della Letteratura di Mantova. A Vigevano, però, prende subito una direzione originale: ogni edizione si struttura attorno a un tema annuale, declinato non solo nella letteratura, ma anche attraverso altre discipline come la filosofia, l’arte, la religione, la psicologia. Un’impostazione trasversale, pensata per coinvolgere pubblici diversi e stimolare un confronto più ampio. La prima edizione è appunto del 2003. Dal 2004, la rassegna si lega al Premio Nazionale Lucio Mastronardi, già esistente, arricchendo il programma e sviluppandosi da febbraio a fine ottobre ogni anno.
Qual è stata la reazione dell’amministrazione comunale a questa proposta?
L’idea fu presentata a un’amministrazione di centrodestra, con il prof. Cotta come sindaco e il dott. Prati come assessore alla cultura. Entrambi accolsero la proposta con entusiasmo. Devo dire che, fin dall’inizio, la rassegna ha goduto di grande libertà, sia in fase di ideazione che nella realizzazione. Questo ha certamente contribuito alla sua identità e al suo successo.
Com’è stato il riscontro della città alla prima edizione?
Le prime edizioni sono state una vera sfida. Il pubblico era inizialmente ristretto, com’era prevedibile, ma abbiamo scelto fin da subito di puntare su ospiti di grande prestigio, sia nazionale che internazionale. Questo ci ha premiato: in pochi anni abbiamo registrato una risposta crescente, con un coinvolgimento sempre più ampio. Le scuole, il carcere, le associazioni culturali, le librerie, persino alcuni esercizi commerciali sono diventati parte attiva della rassegna. E il pubblico è arrivato anche da fuori città.
Chi è stato il primo ospite della rassegna?
Me lo ricordo benissimo: Vincenzo Cerami. Premio Oscar per La vita è bella. È stato un grande onore e una grande emozione. Un inizio davvero significativo.
Chi ha curato la direzione artistica nei primi anni?
Fino al 2005 la direzione artistica è stata affidata a Giovanni Tesio, un vero maestro. Grazie a lui abbiamo costruito una rete di relazioni solide con uffici stampa ed editori. In seguito, il testimone è passato a Ermanno Paccagnini, critico letterario del Corriere della sera, che ancora oggi sovrintende al progetto.
Come ci si sente ad aver lanciato un’idea che ancora oggi continua a vivere ed evolversi?
Mi fa piacere vedere che la rassegna prosegue il suo cammino. Certo, per motivi diversi, oggi la programmazione è stata ridotta rispetto a quella degli ultimi anni della mia gestione, quando si era arrivati anche a due settimane di eventi e oltre 13.000 presenze. Sono venuti meno alcuni aspetti importanti, come il premio Mastronardi, il lavoro didattico con le scuole e altre attività collaterali. Ma il cuore del progetto — il tema annuale e la qualità letteraria — è rimasto intatto. Ed è questo, credo, il suo vero punto di forza.